Italia, paese dei natanti abbandonati

I tanti relitti possono essere delle vere e proprie bombe ecologiche. Una soluzione potrebbe essere quella di incentivare la rottamazione delle imbarcazioni per prevenire l’inquinamento di mari e fiumi

Il caso della Costa Concordia e dei pericoli per l’ecosistema marino ha aperto la discussione: i relitti possono essere delle vere e proprie bombe ecologiche. Una soluzione potrebbe essere quella di incentivare la rottamazione delle imbarcazioni per prevenire l’inquinamento di mari e fiumi. Come per il settore automobilistico anche in quello navale ci si interroga su come limitare i danni. A metà maggio il ministero dell’Ambiente ha concluso l’operazione Victor Delta Lima, la prima campagna nazionale di tutela ambientale promossa in collaborazione con Capitaneria di Porto e Guardia Costiera: in sei mesi circa i natanti sottoposti a ispezione dalla fine del 2013 alla metà di maggio sono stati 884; 154 quelli con gravi problemi riscontrati e 35 i fermati e detenuti in porto per gravi violazioni alle norme internazionali ambientali. Nello stesso periodo, il Ministero dell’Ambiente ha riscontrato che nel Mare Nostrum finiscono 600 mila tonnellate di petrolio.

 

Le capitanerie di porto sono ciclicamente impegnate per verificare la corretta applicazione delle normative nazionali ed internazionali per la prevenzione dell’inquinamento. Ma il problema è che le forze in campo per i controlli sono esigue rispetto al numero dei natanti in circolazione su mari e fumi italiani. Dove a farla da padrone non sono yacht super lusso e motoscafi ultimo modello, ma imbarcazioni vecchie e inquinanti. Che spesso, una volta fuori uso o inservibili, vengono abbandonate alla deriva. Relitti che rimangono per anni relitti nei punti d’approdo dei fiumi e nelle aree portuali, contribuendo in modo significativo all’inquinamento delle acque. Con un impatto negativo anche sulla sicurezza.

 

È il caso di quanto accade sul Tevere, dove sono sorte vere e proprie baraccopoli di barche abbandonate. Nel solo territorio che si estende dalla Capitale sino alla zona canale di Fiumicino, a poche centinaia di metri in linea d’aria dalla riserva naturale del Wwf Litorale Romano, sono stati censiti almeno 20 relitti, lungo il Tevere ma soprattutto nel ramo del Ponte Tor Boacciana, meglio noto come il Ponte della Scafa, un “cimitero” di barche ed altri natanti abbandonati illegalmente dagli stessi proprietari che non possono più permettersi il costo di manutenzione e di posto barca. Nell’area si attende da anni la bonifica. A ritardare l’intervento è la difficoltà di stabilire la competenza territoriale tra le autorità interessate, visto che l’area si trova a metà tra la giurisdizione della Capitaneria di Porto e della Provincia di Roma.

 

Di rottamazione dei natanti ha parlato la Confarca, (Confederazione Autoscuole Riunite e Consulenti Automobilistici) in audizione alla 8° commissione lavori pubblici del Senato nell’ambito dell’esame del disegno di legge sulla riforma del codice della nautica da diporto: il via libera agli incentivi alla rottamazione, ha sottolineato, potrebbe avere il duplice effetto di contribuire alla sicurezza ambientale e dare una spinta al mercato nautico, sulla scia di quanto avvenuto per quello automobilistico vent’anni fa. «L’85 per cento delle unità che navigano in Italia sono natanti entro i sei metri, vetusti e con motorizzazioni inquinanti, e non panfili per plurimiliardari – afferma il segretario nazionale Confarca Adolfo D’Angelo – Una eventuale rottamazione avrebbe diversi vantaggi, sia di rimodernamento e sicurezza della unità in mare, sia ecologici».

 

Della questione si sta interessando da tempo anche l’Unione Europea. Secondo cui l’attuale capacità di riciclaggio delle navi nei paesi dell’OCSE non è sufficiente. e dovrebbe migliorare entro il 2015. La 13ª Commissione permanente del Senato durante la precedente legislatura ha approvato una risoluzione per segnalare l’assoluta necessità di inserire nella legislazione vigente la nozione di «relitto navale» e di prevedere una specifica procedura di smantellamento per i relitti al fine di salvaguardare l’ambiente e la sicurezza della navigazione. Ma la discussione è ancora aperta.

Fonte: LA STAMPA

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